Come si trasformano le emozioni di un lutto? Sono passati quattro anni dalla morte di mia nipote e il mio modo di vivere il dolore della perdita è cambiato. Ti spiego come.
Domenica 21 Ottobre 2018
ore 21.15
“Anna non ce l’ha fatta…”
Tutto si ferma e l’unica cosa che riesco a fare è accasciarmi a terra. Nemmeno le lacrime arrivano subito. Sono bloccata, non riesco a parlare, non riesco a pensare. Tutto si muove al rallentatore intorno a me e dentro vado in frantumi.
È tutto assurdo e incomprensibile: Anna ha solo 16 anni, una folle adolescenza da vivere, tante litigate ancora da fare con mamma e papà, amori ancora da incendiarle il cuore, esperienze da fare e sogni da realizzare. Non può essere morta.
Anna ha 16 anni, non può morire prima di me, non ha senso, non è giusto.
Dopo una prima fase di disperazione, rabbia e paura arrivano le domande: perché è morta lei e non io? Perché è successo alla sua famiglia, alla mia famiglia? Perché dobbiamo vivere questo dolore così grande?
Io non lo voglio questo dolore, non voglio sentirmi in frantumi, non voglio che mio figlio Simone respiri tutta questa disperazione, ha solo 5 anni. Cosa gli dico? Come glielo dico? Sarà giusto spiegargli la verità? Sarà giusto fargliela vedere?
Sono passati quattro anni da quella sera e il ricordo è vivo, dannatamente vivo, il cuore è rimasto in frantumi e nella mente ho molto chiaro tutto quello che è successo. Qualcosa però è cambiato in questi quattro anni. Non illuderti, si continua a piangere, il dolore brucia ancora, il vuoto si sente e anche i pensieri dal titolo “Avrei potuto dirle…” sono sempre lì, ma la disperazione non è più così prepotente, il dolore per la sua perdita è una presenza costante nella mia quotidianità, ma ci ho fatto amicizia.
Non puoi negare il dolore, non puoi scacciarlo e nemmeno sostituirlo o ignorarlo; puoi solo accoglierlo, accettarlo e integrarlo nel tuo vivere se vuoi tornare a respirare. So bene che non è facile, perché la disperazione e la rabbia sono travolgenti e ci fagocitano soprattutto nei primi mesi o anni dalla perdita delle persone che amiamo; ma dobbiamo stare attenti: sono sentimenti che, nel lungo periodo ci logorano e offuscano il nostro modo di vivere. Integrare un lutto invece, significa lasciare che faccia parte di noi senza svuotarci completamente, vuol dire permettere ai ricordi (belli e brutti) di riaffiorare, strapparci un sorriso o una lacrima e darci la possibilità di essere autentici nel vivere le nostre emozioni.
In questi anni trascorsi a parlare di lutto, per togliere quel velo di tabù che ricopre il tema della morte, ho incontrato tante persone che vivono nel silenzio il loro dolore e allora quella domanda “Perché proprio a me, alla famiglia di Anna, alla mia famiglia?”, ha assunto un sapore diverso. Ho capito che sono molte di più di quelle che pensavo le persone che si portano dentro una grande sofferenza: non la vediamo perché hanno scelto di condividerla solo con chi ha la sensibilità di ascoltare con cura e rispetto la loro storia.
Ho imparato che le persone non vanno mai giudicate per quello che ti mostrano, perché non puoi sapere cosa si portano dentro, quali vissuti le ha portate ad essere fredde, acide, insensibili, arroganti, distaccate, insicure, assenti, ma anche amorevoli, presenti, affidabili, sensibili…

Anna era bella, anche immobile, su quella barella, prima che la vestissero con il costume di danza e la divisa degli scout, due sue grandi passioni. Era bella nei lineamenti del viso, nella forma affusolate delle dita delle mani, nel fisico gracile, ma energico. Anna era bella nel profondo, era una” persona girasole”, proprio come nella teoria che riguarda i girasoli di Dieci Magnitudo: Anna illuminava ogni cosa che aveva intorno, ogni luogo che attraversava e… “è un fiore che profuma di cielo”

A distanza di 4 anni posso dire solo: GRAZIE!
Grazie Anna per aver scelto di nascere in una pazza famiglia come è la mia, la nostra.
Grazie per avermi obbligata a fermarmi e a riflettere sul senso del mio vivere.
Grazie perché la tua mancanza mi fa capire dov’è la pienezza della vita.
Grazie perché mi hai dato un motivo profondo per essere qui e avere l’opportunità di vivere.
Grazie perché con “La vita oltre il seme”, tanti bambini, con le loro famiglie, possono affrontare il lutto con la consapevolezza che i semi che sono stati deposti nei loro cuori, da chi oggi non c’è più, germoglieranno se protetti e nutriti mantenendo vivo il ricordo.
Quando la vita mi stende con i suoi ritmi incalzanti e la mia energia viene prosciugata da situazioni che non la meritano, cerco un attimo di pace nel silenzio e ritrovo il giallo, la geometria e la fierezza di quel girasole che sei, raccolgo briciole di coraggio e pazienza e ricomincio il mio cammino di vita, tortuoso, ma di cui sono grata.
Chi è la tua persona girasole? Dai uno sguardo intorno a te e soprattutto dentro di te e vedrai che la troverai!
Dal dolore per la perdita di Anna è nato il mio libro illustrato “La vita oltre il seme“, per parlare di lutto ai bambini con un linguaggio adatto a loro. Se non lo sconosci, eccolo

Lasae: un progetto di Natalia Pazzaglia per sostenere chi vive un lutto





