Ciao, sono Francesca.
Sono quella che si ferma a parlare di morte quando tutti cambiano argomento.
Sono Death Educator, logopedista, autrice e Counselor con Master in competenze tecniche di base in counseling complementare umanistico.
Mi occupo di Death Education e accompagnamento al lutto, creando spazi in cui adulti e bambini possano trovare parole per parlare di morte, perdita e dolore senza doverli nascondere o affrontare in solitudine.
Ma non ho sempre saputo stare dentro queste conversazioni.
Anzi.
Prima di accompagnare il dolore degli altri, ho dovuto incontrare il mio.
Nel 2018 mia nipote Anna è morta improvvisamente in un incidente stradale. Aveva sedici anni.
La sua morte ha diviso la mia vita in un prima e un dopo.
Come adulta non sapevo come stare dentro a un dolore così grande.
Come mamma, non sapevo come raccontare a mio figlio di cinque anni che Anna non sarebbe tornata.
Volevo proteggerlo.
Mi chiedevo quanto dirgli, quali parole usare, se fosse davvero necessario raccontargli ciò che era successo. Avevo paura che parlare della morte significasse consegnargli un dolore troppo grande per la sua età.
Poi mi sono accorta che lui sapeva già che qualcosa era cambiato.
Sentiva il mio dolore. Percepiva quello della nostra famiglia. Vedeva ciò che cercavamo di nascondere, senza avere però le parole per comprenderlo e ho capito che il silenzio non lo stava proteggendo.
La verità, raccontata con parole adatte alla sua età, gli ha permesso di capire ciò che stavamo vivendo, fare domande e sentirsi libero di parlare anche delle proprie emozioni.
E mentre cercavo le parole per lui, ho cominciato a cercarle anche per me.
Da quella perdita è iniziata una ricerca.
Ho iniziato a interrogarmi sul mio rapporto con la morte e su quello che noi adulti abbiamo con… Lei.
Perché facciamo così fatica a nominarla?
Perché cerchiamo di nascondere il dolore?
Perché pensiamo di proteggere i bambini evitando di parlare con loro di ciò che sta accadendo?
E cosa succede quando, dopo una perdita, il mondo intorno a noi ricomincia a correre mentre noi abbiamo ancora bisogno di tempo?
Queste domande sono diventate studio, formazione e, poco alla volta, una nuova direzione professionale.
La mia esperienza di logopedista mi aveva già insegnato quanto le parole possano costruire relazione.
La Death Education mi ha insegnato quanto siano importanti anche quando sembrano impossibili da pronunciare.
Il Counseling mi ha insegnato, ancora di più, il valore di un ascolto che non corregge, non giudica e non pretende di sapere ciò che è giusto per l’altro.
La scrittura, gli albi illustrati e lo storytelling sono diventati strumenti per dare forma anche a ciò che, a volte, una voce non riesce ancora a raccontare.
Oggi accompagno chi si trova dall’altra parte di quelle domande.
Chi ha perso una persona cara e sta cercando un modo per vivere con quell’assenza.
Chi sente di non avere più uno spazio in cui parlare del proprio dolore.
Chi vorrebbe parlare di morte con i propri figli ma teme di usare le parole sbagliate.
Genitori, insegnanti ed educatori che vogliono accompagnare i bambini con sincerità e delicatezza.
Professionisti che ogni giorno incontrano la morte e il lutto nel proprio lavoro.
Lo faccio attraverso percorsi individuali, gruppi di ascolto e parola, Death Education, formazione, conferenze, articoli, libri e il mio Podcast.
Non per insegnare come si dovrebbe vivere un lutto.
Non per aiutare a dimenticare.
E nemmeno per riportare qualcuno alla persona che era “prima”.
Creo spazi in cui il dolore possa trovare parole, il legame con chi non c’è più possa trovare una nuova forma e, piano piano, possa tornare ad esserci posto anche per la vita.
Le storie che sono diventate libri
Le parole che cercavo per parlare di morte e di vita con i bambini hanno trovato spazio anche negli albi illustrati.
Credo nella forza delle storie perché permettono di avvicinarsi alle domande difficili senza pretendere di offrire risposte semplici. Parlano ai bambini attraverso immagini e metafore e, spesso, aiutano anche gli adulti a trovare parole che non sapevano di avere.
La vita oltre il seme, pubblicato nel 2019 nel primo anniversario della morte di Anna, è nato per aiutare adulti e bambini ad aprire un dialogo sulla morte e sul lutto.
Molly e la luce difettosa, pubblicato nel 2021, è un invito a interrogarsi sulla felicità, sulle imperfezioni e sul modo in cui scegliamo di guardare ciò che ci accade.
La mia formazione
La mia storia personale è stata il punto di partenza.
Ma un’esperienza personale, da sola, non basta per accompagnare quella degli altri.
Per questo negli anni ho scelto di formarmi e continuare a farlo, integrando competenze provenienti dalla Death Education, dal Counseling, dalla scrittura e dalla mia esperienza professionale come logopedista.
Se sei qui, forse anche tu stai cercando parole.
Per raccontare un’assenza.
Per stare accanto a qualcuno che soffre.
Per rispondere alla domanda di un bambino.
O semplicemente per riuscire a guardare la morte senza dover cambiare argomento.
Non ho risposte pronte per ciò che stai vivendo.
Posso però offrirti uno spazio in cui cercare insieme le tue.





