Nell’ultimo mese in tanti mi avete chiesto qual era il modo giusto per aiutare figli, amici e famigliari a vivere un lutto. Cercavate le parole giuste per consolare e i gesti giusti per sostenere.
Io ho ascoltato le vostre emozioni, i vostri dubbi e timori, ho scritto messaggi lunghi come un vocabolario e riflettuto sui vostri modi così diversi di vivere il lutto.
In ciascuno di voi ho trovato la volontà di sostenere.
In nessuno, ho visto la tentazione di scappare.
In tutti ho sentito la paura di non essere all’altezza.
Non esistono le parole giuste per tutti o i gesti adatti a tutti.
Ci sono persone che apprezzano una telefonata, altre che preferiscono un telegramma, altre ancora che hanno bisogno di abbandonarsi in un abbraccio, per sentire che il loro dolore abita un po’ anche il tuo cuore e sapere così che non si è soli.
Ciascuno di noi ha una sensibilità diversa e unica. È impossibile quindi stabilire quale sia il “galateo della morte”.
La cosa che mi sento di dirti è: parti sempre da quello che ti senti di fare. La cosa più importante è che le persone alle quali vuoi stare vicino, sentano che tu ci sei. In che modo farlo lo puoi sapere solo tu. Abbiamo sensibilità diverse e un modo un nostro modo personale di vivere il lutto quindi ascoltati, prenditi un po’ di tempo per riflettere su come vuoi esprimere la tua vicinanza e solo dopo manifestala.
Sii autentico, sincero e spontaneo e non sbaglierai.
Quando è morta mia nipote (se non conosci la mia storia, la trovi qui), la cosa più bella ed emozionante, è stata vedere quante persone si sono strette intorno alla mia famiglia con la loro presenza fisica, o con una telefonata, una lettera, un telegramma o un abbraccio silenzioso. Ciascuno c’era, a modo suo, ma c’era e per noi è stato fondamentale: non eravamo soli a vivere tutto quel dolore.
Purtroppo in tempo di Covid, l’affollamento e gli abbracci non sono permessi, ma la cosa più bella e utile che puoi fare è esserCI.
Anche in modo semplice, con un messaggio prima di spegnere la luce la sera, dove scrivi “Ti penso”. Se sei più in confidenza con le persone che vuoi consolare, fai una telefonata. Non importa se ti verrà da piangere, potrai sentirti a disagio o in imbarazzo perché non riesci a fermare le lacrime, ma ti garantisco che fa tanto bene piangere con qualcuno: alleggerisce un po’ il cuore di chi il lutto lo vive in prima persona.
Hai paura di essere invadente? Fai quello che ti senti. Chi è dall’altra parte saprà accogliere ciò che gli offri nella giusta misura.
Non comprendi le reazioni delle persone alle quali vuoi stare vicino? Non preoccuparti, è normale. Ciascuno di noi ha il suo modo di vivere la morte e il dolore che da essa ne consegue e certe situazioni fanno emergere lati inaspettati del carattere di una persona. Non giudicare, rispetta il suo modo di vivere il lutto e fai sentire la tua vicinanza come ti senti di fare.
Infine fai sentire che ci sei anche dopo,quando il vuoto riempirà in modo prepotente mente e cuore di chi ha perso una persona cara. Il dolore inizia nel momento della morte, ma non finisce con la sepoltura. Ti accompagna per sempre e non ti lascia mai. In alcuni momenti lo senti più forte, in altri in lontananza. Il fatto che non se ne parli o che non si vedano lacrime o disperazione, non significa che non si senta più il male della perdita.
Il dolore è lì, si impara a conviverci, un po’ ci si litiga, un po’ ci si fa amicizia. Si impara ad averlo come compagno di vita.
Quindi, se puoi, fai sentire che ci sei anche dopo.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno chiesto suggerimenti su come parlare di lutto, perché con le loro domande, mi hanno aiutata a riflettere su com’è il mio dolore oggi, a distanza di 2 anni e mezzo dalla perdita di Anna.
Aiuta tanto fare il punto sul cammino emotivo. Aiuta a crescere in consapevolezza, compassione e gratitudine.
Grazie!

Nella Memoria





