Come spiegare ad un bambino di 7 anni le atrocità dell’olocausto?
Quali parole usare per fargli conoscere la verità senza spaventarlo?
Esistono parole semplici per raccontare la disumanità dell’uomo verso un suo simile?
Oggi è il giorno della memoria, il giorno in cui si ricordano le vittime dell’olocausto.
È giusto che un bambino di 7 anni conosca questa orribile pagina della nostra storia?
Io credo di sì e la mia scelta di raccontargli la verità è stata naturale perché fa parte della mia famiglia e raccontando a mio figlio Simone dei suoi nonni e bisnonni, gli ho parlato anche delle atrocità di quella guerra, perché loro c’erano.
Mio papà è una classe 1937 e aveva 8 anni.
Mio nonno Gualtiero aveva 18 anni e l’ha vissuta da soldato, arruolato per il servizio di leva. La guerra per lui è durata 3 anni. Ha combattuto a Villa San Giovanni e a Saint Tropez. A Colle di Tenda invece ha fatto il calzolaio e riparava scarponi recuperati sul campo di battaglia che, a volte, contenevano ancora brandelli di piedi. Lo obbligavano a fumare e a mangiare cioccolata per tenere alto il morale. Quando è riuscito a tonare a casa era ingrassato. Un paradosso…
Mentre si faceva sistemare i pantaloni stretti dal sarto di paese, è stato catturato dai tedeschi che stavano rastrellando la collina e portando a valle tutto quello che trovavano.
Gli uomini venivano sfruttati per condurre il bestiame e per portare i carichi e poi venivano uccisi. Quando ormai si sentiva perduto un soldato lo afferra per il collo, lo fissa negli occhi e gli dice:
“Io ti conosco”
“Si, ci siamo incontrati a Saint Tropez. Cosa ne sarà di me?”
“Tu la tua mamma l’hai vista. Io non so se è ancora viva e se la rivedrò”
“Che fine farò?”
“Tu ci aiuti a portare gli animali oltre il fiume Enza e poi sarai libero”
Mio nonno non sapeva se fidarsi, ma non poteva fare altro che aggrapparsi alla speranza.
Questo soldato ha mantenuto la sua parola e, contro la volontà del suo superiore che gli aveva detto “Niente ritornare”, ha liberato mio nonno.
Mio papà invece era un bambino. Aveva un anno in più di Simone.
Ricorda quando la sera si oscuravano i vetri di casa, per non far vedere le luci dall’esterno.
Ricorda le sirene e la paura di “Pippo”, l’aereo da caccia notturna che compiva solitarie incursioni a volo radente sganciando bombe o mitragliando nel buio della notte.
Ricorda la corsa per nascondersi nella casa di sua zia Dina.
Oggi, non gli piace il pane “tartaruga” perché gli ricorda la forma delle bombe.
Sembrano avvenimenti antichi, lontani da noi, dalle nostre vite, dalle nostre giornate rotolanti e invece sono lì negli occhi, nella mente e nel cuore dei nostri genitori, dei nostri nonni.
Se ci pensiamo bene sono anche nelle nostre scelte, quando ci lasciamo vivere dalla vita, ci rassegniamo agli eventi e non combattiamo per i nostri sogni.
Liliana Segre, nel suo libro “Scolpitelo nel vostro cuore” dice: “Scegliete sempre la vita. Non fatevi abbattere dalle difficoltà. Se ce l’ho fatta io, ce la farete anche voi”.
Ancora una volta ho iniziato da me e Simone ha conosciuto la Grande Guerra prima attraverso i miei racconti su suo nonno e sul suo bisnonno e poi attraverso le parole della sua maestra che suggerisce interessanti letture e dona spunti di riflessione sulla diversità e la libertà.
Quindi sì, è giusto che i bambini sappiano la verità per essere “candele della Memoria” (Liliana Segre – Scolpitelo nel vostro cuore). A noi il difficile compito di scegliere le parole giuste per stimolare curiosità e consapevolezza, tenendo a bada la paura.
I miei suggerimenti di lettura:
“La stella di Andra e Tati” di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro Ed. DeAgostini
“Una musica più forte delle bombe” di Mona Golabek e Lee Cohen Ed. Il battello a vapore
“Scolpitevelo nel cuore” di Liliana Segre Ed. Piemme

Ieri, oggi… domani!





