La morte di una persona che amiamo ci colpisce come un’onda improvvisa e travolgente. Non importa quante volte abbiamo già affrontato la perdita: ogni lutto è diverso, unico, irripetibile. Quando muore qualcuno che amiamo, perdiamo non solo quella persona, ma anche una parte di noi stessi, della nostra identità e del nostro modo di stare al mondo.
Spesso chi vive un lutto sente di trovarsi in un territorio sconosciuto, senza mappe né punti di riferimento. È un’esperienza che disorienta, che può portare confusione e senso di smarrimento.
Quando è morta mia nipote Anna, pensavo di sapere cosa significasse affrontare un lutto: avevo già perso persone amate. Eppure quel dolore era diverso, più tagliente, capace di mandare in frantumi tutte le convinzioni che avevo costruito sul tema della morte. Non era solo tristezza: era come se la mia vita fosse stata improvvisamente spezzata, con un “prima” e un “dopo” impossibili da ricucire.
Nel pieno di quel dolore mi sono chiesta più volte: “Ma poi passa? Passa quel dolore lacerante, che ti toglie il fiato? Passa quella sensazione di vuoto e di mancanza che pesa sul cuore?”
Col tempo, quando ho iniziato il mio percorso come Death Educator e ho incontrato tante persone che vivono la perdita, ho capito che quella stessa domanda “Ma poi passa?” è una delle più frequenti, sussurrata da chi soffre e cerca una speranza a cui aggrapparsi.
La risposta non è semplice. Non esiste un “sì” o un “no” universale. La verità è che dipende: da chi siamo, da come viviamo il dolore, da quanto siamo disposti ad ascoltarlo e a restare presenti dentro di esso. Ed è proprio di questo che voglio parlarti.
Il dolore non si può ignorare (anche se vorremmo farlo)
Quando soffriamo, il primo impulso è quello di fuggire dal dolore. Vorremmo poterlo mettere da parte, distrarci, riempire la giornata di impegni, fingere che non ci tocchi così tanto. Alcuni cercano di razionalizzare: “È la vita… bisogna andare avanti.” Altri si tuffano nel lavoro, nelle responsabilità, nelle incombenze quotidiane, sperando che il tempo faccia il suo dovere.
Ma la verità è che il dolore non può essere ignorato. Se proviamo a spingerlo via, trova altri modi per farsi sentire: stanchezza cronica, ansia, irritabilità, insonnia, senso di vuoto. Il lutto non chiede il permesso: entra e abita il nostro corpo, le nostre emozioni, i nostri pensieri.
Eppure, nonostante questo, molti di noi sentono che stare dentro al dolore è spaventoso. Temiamo che, se gli diamo spazio, ci travolgerà per sempre. È qui che nasce la domanda “Ma poi passa?”: in realtà, non stiamo solo chiedendo se il dolore smetterà, ma se riusciremo a trovare un modo per attraversarlo e renderlo più sopportabile.
L’ascolto come strada di trasformazione
La chiave non è combattere il dolore, ma imparare ad ascoltarlo.
Ascoltare non significa rimanere imprigionati nella sofferenza, né compiacersi nel dolore. Significa riconoscerlo, dargli un posto, concedersi di sentire ciò che si prova senza giudicarsi.
Quando ci fermiamo e diamo spazio alle nostre emozioni, iniziamo a comprenderne la natura: non sono nemiche, ma messaggeri che ci parlano dell’amore che abbiamo provato, del legame che ci manca, del vuoto che si è creato. L’ascolto non cancella la perdita, ma può alleggerire il peso che portiamo dentro.
Spesso pensiamo che “guarire” significhi dimenticare, smettere di soffrire. Ma non è così: il dolore del lutto non si dissolve, si trasforma. Diventa più silenzioso, meno invadente, più integrato nella nostra vita. Diventa qualcosa con cui possiamo convivere, fino a sentirlo come una parte dolorosa, ma viva del nostro amore.
Un esercizio pratico per iniziare ad ascoltare
Uno dei modi più semplici e concreti per entrare in contatto con il proprio dolore è la visualizzazione guidata. Ti invito a provare questo esercizio quando senti che la tristezza o la rabbia ti sommergono.
Trova un luogo tranquillo, dove puoi stare senza essere interrotto/a. Siediti con i piedi ben appoggiati a terra.
Chiudi gli occhi, o lasciali socchiusi se ti senti più a tuo agio.
Inspira lentamente tre volte, poi lascia che il respiro torni naturale.
A questo punto, porta l’attenzione dentro di te e prova a “dare forma” al dolore:
- Dove lo senti nel corpo? Pancia, petto, gola?
- Se avesse una forma, quale sarebbe?
- Che colore gli daresti?
- Se avesse un odore o un sapore, come sarebbe?
Non giudicare ciò che emerge: accoglilo così com’è. Se ti viene da piangere, piangi. Se senti la necessità di urlare, fallo. È il tuo spazio di espressione sicura.
Poi, quando sei pronta/o, prova a trasformare quel dolore con piccoli gesti interiori: rendilo più piccolo, o più morbido; dipingilo con un colore che ti piace; immagina che emani un profumo rassicurante. Non forzare il cambiamento: lascia che accada lentamente, al ritmo che ti è possibile.
Se alla fine dell’esercizio il dolore non è cambiato, va bene così. Ripeti la pratica nei giorni successivi. Spesso la trasformazione è graduale e ha bisogno di tempo.
Il dolore non scompare, ma può diventare abitabile
Con il tempo, grazie all’ascolto, il dolore smette di essere un muro invalicabile e diventa una presenza con cui puoi convivere. Non sarà mai del tutto leggero, ma può diventare meno tagliente, meno opprimente. Ci saranno giorni in cui sentirai il peso tornare a galla e altri in cui sarà solo un’eco lontana, presente ma non dominante.
Questa trasformazione non significa dimenticare chi hai perso.
Significa che stai integrando la perdita nella tua storia di vita. Significa che, nonostante la ferita, puoi continuare a vivere, respirare, amare. È un percorso che richiede tempo, gentilezza e pazienza verso se stessi.
Forse il dolore non “passa” nel senso di scomparire, ma può smettere di essere un nemico e diventare parte di un nuovo equilibrio interiore. Un equilibrio nato dal riconoscere l’amore che c’era e che cambia forma, ma non smette di abitarti.
Non sei sola in questo cammino
Se stai affrontando un lutto, voglio dirti una cosa importante: non sei sola. Non c’è un tempo giusto per “superare” la perdita, non c’è un modo corretto di vivere il dolore. Puoi procedere al tuo ritmo, ascoltando quello che senti senza dover dimostrare nulla a nessuno.
Io sono Francesca Biavardi, Death Educator. Accompagno genitori, educatori e insegnanti a parlare di morte e perdita con i bambini, e aiuto chi soffre a trovare strumenti concreti per attraversare il lutto con consapevolezza e rispetto di sé.
Se desideri ricevere riflessioni e spunti pratici su come affrontare la perdita, puoi iscriverti alla mia newsletter o scrivermi: francesca@francescabiavardi.it. Sarà uno spazio sicuro per condividere e non sentirti sola.
Ti abbraccio stretta.
Francesca

Il lutto e la ricerca di sé: una nuova identità possibile





