Di cosa abbiamo davvero bisogno, come esseri umani? Se proviamo a spogliarci dei doveri, delle agende quotidiane e dei ruoli che occupano le nostre giornate, quello che resta è un bisogno nudo, primordiale e potentissimo: il bisogno di sentirci al sicuro.
Il bisogno di sapere che, qualunque tempesta si scateni nel mondo là fuori, esiste un “porto sicuro” verso cui navigare. Un luogo, o una persona, che ci faccia sospirare, finalmente: “Sono a casa”.
Ma cosa succede quando quel porto scompare? Cosa succede quando la persona che incarnava la nostra sicurezza, il nostro fuso orario, il nostro rifugio, non c’è più? Il lutto non è solo assenza; è lo smarrimento di un punto di riferimento che credevamo eterno.
Il Vuoto e il Pieno: le due facce del lutto
Quando perdiamo chi amiamo, ci troviamo a oscillare tra due stati estremi che spesso non sappiamo come abitare:
- Il Vuoto: È quel silenzio assordante che ci accoglie quando entriamo in casa. Ma è, soprattutto, il vuoto di approvazione. Per anni abbiamo cercato negli occhi di quella persona (un genitore, un compagno) quel cenno invisibile che ci diceva: “Va tutto bene! È sufficiente così, non preoccuparti” o “Sei abbastanza!“. Quando quell’occhio si chiude, ci sentiamo naufraghi. Temiamo che il nostro valore sia svanito insieme a chi lo riconosceva.
- Il Pieno: Spesso ignoriamo che il lutto è anche un “troppo”. È il rumore costante dei pensieri, dei “se avessi fatto”, dei “se avessi detto”. È quell’enorme bagaglio di Cura e attenzione che abbiamo riversato su chi non c’è più e che ora, rimasto tra le mani, pesa perché non trova più un destinatario.
La sfida: Diventare la propria terraferma
La domanda che mi sono posta, nel mio percorso come Death Educator e nel mio scavare interiore, è radicale: posso imparare a essere io stessa il mio porto sicuro?
La risposta è sì, ma richiede un cambio di prospettiva. Tutta la sicurezza che avete ricevuto in quegli anni non era una “proprietà privata” della persona che avete perso. Era un seme che è stato piantato dentro di voi. Quel seme è ancora lì, e oggi è chiamato a risvegliarsi.
Diventare il proprio porto sicuro non significa negare la fragilità o forzare una finta forza. Significa riconoscere che la pace che avete provato accanto all’altro vive ancora nel vostro respiro. Significa smettere di cercare l’approvazione fuori e iniziare a sentire che voi siete la casa che può accogliere la vostra sofferenza.
Pratiche quotidiane per abitare se stessi
Le parole possono sembrare astratte, ma il lutto si cura con piccoli, invisibili gesti di presenza. Ecco come iniziare a costruire il vostro porto sicuro, un minuto alla volta:
- Il rito del rientro: Stasera, quando chiudi a chiave la porta di casa, non farlo meccanicamente. Fermati un secondo. Ascolta il suono della chiave nella serratura. Prendi un respiro profondo e di’ a te stessa: “In questo spazio, in questo minuto, io sono al sicuro. Io sono la mia casa”.
- Il tocco della sorgente: Quando senti il bisogno di approvazione o il senso di non essere “abbastanza”, appoggia una mano al centro del petto. Sintonizzati col battito del tuo cuore. Quell’energia è l’eredità che ti è stata lasciata. Usala per dirti: “Sto facendo del mio meglio. Sono fiera di come sto camminando”.
- Il tempo della tregua: Non programmare il domani. Il domani è una montagna troppo alta. Concentrati solo su questo minuto. Se riesci a respirare ora, hai già costruito un pezzetto di porto.
Una riflessione per te
Ti lascio con un esercizio di consapevolezza per i prossimi giorni: Cos’è “casa” per te, oggi?
Non pensare a pareti o oggetti. Pensa alla sensazione fisica che provi quando le spalle finalmente si rilassano. È il profumo di un libro? È il contatto dei piedi nudi sul pavimento? È il silenzio del mattino?
Trovare la tua definizione personale di “casa” è il primo passo per tornare ad abitarvi. Perché tu, con tutto il tuo dolore e tutta la tua forza, sei la terraferma.
Stai cercando un accompagnamento in questo processo di scoperta? La Death Education non è solo teoria, è un cammino che possiamo fare insieme. Se senti il bisogno di un supporto per rintracciare il tuo porto interiore, scrivimi a francesca@francescabiavardi.it. Sono qui per te.
Vuoi approfondire come cambia l’identità personale dopo la perdita? Ascolta la puntata del Podcast: “Ricostruire l’identità dopo un lutto?”

Non tutti i lutti hanno a che fare con la morte




